mercoledì 2 marzo 2016

ANTERSELVA, UN PONTE PER I MONDIALI DI BIATHLON

Mentre i membri dello staff dello stadio di Biatlhon di Anterselva tirano a lucido il terreno che ospiterà la prossima gara di Coppa del Mondo e gli atleti delle varie nazionali sonnecchiano ancora al caldo di loro piumoni, all’alba, presso l’Hotel Royal-Hinterhuber di Brunico, si lavora per preparare gli ultimi dettagli per l’incentive che Sporful ha organizzato per i nostri clienti tedeschi.
La tavernetta dell’hotel in stile baita si trasforma in uno showroom a 5 stelle.
Qua e là giganteggiano ritratti dei nostri atleti di punta che si esibiscono in passaggi plastici sulle nevi di mezza Europa.
In primo piano le nostre nuove collezioni 2016/17.  Tutto è pronto per l’accoglienza.

Il programma prevede una due giorni full immersion nel mondo Sportful.

Dai tessuti e i colori delle prossime collezioni e le presentazioni in quattro lingue, ci trasferiremo a Rasun di Sopra per seguire la tappa italiana della coppa del mondo di biathlon.

Prima tappa ufficio accrediti, poi sulle navette che portano noi e il pubblico, (65 mila presenze stimate tra gli spalti e lungo tutto il percorso immerso nei boschi coperti di neve della valle di Anterselva, Vicina alla Val Pusteria, nel fine settimana di competizioni) ai 1600 mt dell’Arena Alto Adige.

Dal circuito di gara dove seguiremo gli atleti della nazionale italiana, passeremo ad una lezione pratica sul poligono di tiro, dove il ct della nazionale ha allestito per noi una vera e propria sessione di tiro.

A chiusura del nostro meeting passeremo un paio d’ore in compagnia dei ragazzi della nazionale italiana femminile e maschile di biathlon.

Sul campo di gara, abbiamo potuto passare un week end dal sapore di mondiale che ci ha regalato grandi soddisfazioni, grazie alla squadra italiana che ha ottenuto ottimi piazzamenti.

Una grandissima Dorothea Wierer aggiunge qui ad Anterselva, altri due podi alla sua già fantastica stagione sportiva 2016: Seconda nella Sprint e terza nell’Inseguimento.


Lo stadio, ma questa non è una novità, ha risposto alla grande le richieste del pubblico accorto numeroso da tutta Europa, e non solo, per seguire i propri beniamini.

mercoledì 6 gennaio 2016

OUTDOOR STORY TELLER project


OUTDOOR STORY TELLER project

OST Project rappresenta la naturale evoluzione del mio lavoro, iniziato circa 25 anni fa,
con l’ausilio di una fotocamera caricata a pellicola (ovviamente Nikon) che con il tempo si è  adeguata gradualmente alle nuove tecnologie digitali.
Sin dall’inizio il mio compito è stato quello di raccontare storie per immagini. Una narrazione visiva continua, che dura da circa un quarto di secolo.  
Oggi sempre più, la gente ama sentirsi raccontare storie vere. Quelle storie nelle quali è possibile ritrovarsi aiutati dalla lettura e dalle immagini.
Di montagna parlo e scrivo raccontando, non solo di gesti atletici o atti estremi. Raccolgo appunti e registro immagini di posti, di storie e di persone.
Racconto e documento eventi e imprese sportive, ma anche e soprattutto amo raccontare le storie di chi la montagna la abita e in qualche modo la vive.
Mi piace descrivere il mondo della montagna che va oltre l’impresa. La montagna non è solo questo.
Che sia una storia di cultura alpina dove il protagonista può essere il pastore che torna dall’alpeggio oppure lo snowboarder che trova libertà di espressione nel prendere il volo su un mare di polvere o lasciando semplicemente la propria traccia sul pendio vergine.
Dal trekking in quota alle persone che vivono e lavorano in montagna per scelta o semplicemente perchè ci sono nati e con la montagna si rapportano quotidianamente.
La montagna, vissuta a certi ritmi, può essere per pochi eletti, forse.  Senz’altro non è solo qualcosa di faticoso e verticale e può essere, anche, per chiunque.

BIANCO NEL BIANCO

Fa caldo e a guardare là, fuori dalla finestra, nulla lascia pensare che siamo in autunno avanzato.
La settimana scorsa il tentativo di uscita per uno shooting fotografico ad Alagna, in Valsesia, è saltato.  La perturbazione prevista è stata ben poca cosa.
Questo week end invece, Nimbus dice neve.  Ma dove?  In Valle d’Aosta, al cospetto del Bianco!
L’obbiettivo è quello di documentare il paesaggio che passa dalla veste autunnale a quella invernale.
Decidiamo per la Val Ferret.
Uno degli aspetti che preferisco del mio lavoro è quello di documentare la cadenza delle stagioni, del loro mutamento. La metamorfosi del bosco, gli eventi atmosferici ed il loro carattere, la loro forza e la loro straordinaria bellezza.
Per quattro giorni siamo stati sorpresi da una bufera di neve che a sprazzi regalava scorci panoramici sul gruppo del Bianco.
Le nubi ancorate alla roccia lasciavano intravedere la sommità del Bianco che, con suoi 4810 mt domina la scena . E poi l’Aiguile Noire con Les Dames Anglaises.
Dalle immagini dei boschi innevati alla visione, in un tramonto suggestivo, del lontano ghiacciaio Del Miage della vicina Val Veny. Questo, il nostroreportage. Il nostro racconto di novembre.



 Info fotografiche:
Per quanto riguarda l’aspetto prettamente fotografico, ho realizzato le mie immagini utilizzando due corpi Nikon D800 .
Ottiche Nikkor 24-70 mm f/2,8 e Nikkor 70-200mm f/2,8 + TC, infine Nikkor 10,5mm f 2,8,  50 mm 1,4.
Ho ripreso in raw + jepg.
Autofocus sia in modalità di fuoco continuo che fisso.
Area di messa a fuoco dinamica con 9 punti di messa a fuoco.
Scatto continuo.
In alcuni casi, ho scattato in braketing per avere diverse esposizioni della stessa inquadratura.



venerdì 11 settembre 2015

CUORI DI PIETRA IN EQUILIBRIO

L’aria è frizzante in questo tardo pomeriggio di inizio di settembre, nell'arcipelago toscano.
All’isola d’Elba.
Nome per niente azzeccato quello della spiaggia Le Tombe (deve il suo nome al ritrovamento nei paraggi di alcune antiche tombe etrusche) che a dispetto dello stesso, sembra il paradiso delle pietre tonde, lisce, levigate dal movimento del Tirreno.

Sullo sfondo in lontananza, il profilo della Corsica, adagiata nel mare calmo, sotto questo tramonto di fine estate.
Impossibile per me resistere all'istinto.
In cotanta abbondanza, devo trovare almeno un cuore di pietra da mettere in equilibrio.  Proprio qui…adesso!

Lo sfondo è perfetto così come la luce e l’atmosfera.
Devo comporre con lo sguardo un inquadratura e mettere in equilibrio il mio cuore di pietra …. 
Devo lasciare il segno del nostro passaggio qui … alle Tombe
In una sera di fine estate.  Di fronte alla Corsica. All'Elba.








sabato 29 agosto 2015

PHOTO GUIDA: ISOLA D’ELBA E CAPRAIA

testo e foto Paolo Meitre Libertine


Una guida fotografica di moderna concezione deve avere una serie di caratteristiche precise.
Riportare innanzitutto i dati salienti e le coordinate fotografiche e geografiche di ogni scatto.
Fornire suggerimenti rapidi e precisi per migliorare tecnica di ripresa, inquadratura, punto
di vista, interpretazione della luce.
Una guida, in una parola, per ottimizzare le trasferte di quanti, arrivando sul posto,
intendono trovare subito gli spot migliori.

Le pagine di questa guida sono dedicate a chi ama l’avventura e l’azione.
 Agli appassionati dell’immagine, con un occhio capace di scandagliare gli abissi e abbracciare la natura.
Ogni fotogramma è una sfida avvincente, un viaggio esaltante, un’esperienza sensoriale nell’arcipelago toscano.
Una guida dai forti contrasti e dalle intense emozioni, che getta luce su angoli nascosti, apre squarci all’orizzonte e cattura luoghi incredibili di una terra ricca di fascino e mistero.  (E.Roncalli)



Per realizzare questa guida sono partito dall’Elba alla scoperta delle Miniere di Rio ricche di laghetti con le acque dai colori del ferro, per arrivare alla terra rossa del Calendozio all’interno delle antiche miniere a cielo aperto.
Sono sceso poi a meno 54 metri nella Miniera del Ginepro a Punta Calamita.
Per arrivare nel  territorio incontrastato dei mufloni infine ho preso la strada che porta alla costa ovest a Piane al Canale,.
Chiuse poi le reflex dentro lo scafandro ho preso la strada che porta a Pomonte, sulla spiaggia dell’Ogliera. Quella di Pomonte è una delle poche immersioni effettuabili all'Elba senza l'utilizzo di un'imbarcazione.
Con i miei collaboratori siamo partiti dalla spiaggia in kayak, per raggiungere il vicino scoglio dell'Ogliera
dove sul lato sinistro è adagiato, su un fondale a 12 metri di profondità, lo scafo della nave Elviscot
affondata nel 1972 a causa di una violenta mareggiata, che la spinse contro le rocce della costa.
La prua del relitto è deteriorata dall’usura del mare mentre la poppa giace in buone condizioni.
I riflessi di luce, che i raggi del sole producono penetrando dagli oblò, creano effetti suggestivi
per interessanti immagini fotografiche.
L'esplorazione del relitto è facile grazie alla ridotta profondità che dona luminosità e trasparenze.
Una splendida immersione alla portata di tutti.
Ho fotografato scendendo in apnea.

Altri spunti interessanti per realizzare delle buone foto, si possono trovare al Fosso della Nevera, un piccolissimo spot che si trova sulla strada che porta da Monte Perone a Sant’Ilario, dove scorre un piccolo ruscello su massi completamente ricoperti da un muschio verdissimo.
Per ottenere ottimi scatti, consiglio di venire a fotografare nel mese di aprile, per essere sicuri di trovare ancora l’acqua corrente.  Più avanti nel tempo, si corre il rischio di trovare il letto del ruscello completamente secco.

Partendo da Marciana alta, si sale per poi ridiscendere al Cotoncello , una baia nelle vicinanze di Capo Sant’Andrea. Questo è uno spot che in primavera regala colori di magiche fioriture mediterranee sulle bianche scogliere. Il periodo migliore è solitamente il mese di maggio.
Di particolare interesse per gli amanti delle fioriture, la zona che porta da Capoliveri in direzione
Punta Calamita, dove esiste una grande varietà di orchidee autoctone spontanee.




Capraia è una delle mete più ambite in Italia dagli appassionati di attività subacquee.
Fondali chiari e acqua cristallina fanno sì che ogni immersione sia sempre divertente e
ricca di spunti.
L’isola si trova al centro del Santuario dei Cetacei, fulcro e perla del Parco Nazionale dell’Arcipelago
Toscano, immersa nell’area marina protetta più grande d’Europa.
A dispetto delle sue dimensioni, offre anche ottimi percorsi di trekking e innumerevoli spunti
fotografici.
Nel suo interno montuoso, che presenta valli, gole e vette, i sentieri risultano agibili ad ogni tipo
di camminatore: dalla breve passeggiata all’escursione più lunga ed impegnativa.
Sia dal paese che dal porto si può accedere facilmente a percorsi affascinanti e interessanti
sotto diversi aspetti, soprattutto peri fotografi, itinerari che offrono un misto di suggestioni tra natura e
storia.
Iniziando dalla Fortezza San Giorgio e dalle torri erette a difesa dai pirati saraceni  che ormai si fondono
in armonia con le tracce di antiche colture e di moderni vigneti.
Proseguendo si incontrano aspri paesaggi che si aprono su panorami resi imponenti e solenni da scogliere e strapiombi.
L’orizzonte regala una vista sul profilo delle vicine Corsica, Elba e delle altre isole dell’Arcipelago toscano.

Capraia è anche un’importante tappa naturalistica per molteplici specie migratorie e regala avvistamenti
anche rari e ottime opportunità per birthwatcher e fotografi .
Qui vive anche il gabbiano corso, una specie a rischio di estinzione.
I percorsi principali tracciati, portano allo Stagnone e al Monte Penne.
Questa zona si presta particolarmente per realizzare immagini panoramiche.
Da qui si prosegue in discesa verso Punta Zenobito.
Dopo circa un’ora di macchia mediterranea davanti agli occhi, si contempla uno spettacolo surreale.
sembra di arrivare al centro della Terra:  Il cuore del cratere di Cala Rossa.

Sul campo, abbiamo praticamente scattato dall’alba al tramonto cercando di sfruttare tutte le ore del giorno.
Alzandoci all’alba (che significava alzarsi e partire quando fuori ancora era buio), abbiamo camminato e scattato sulla terraferma fino a circa le ore 11, per tornare poi al porto dove c’era la barca ormeggiata ad aspettarci per le immersioni al largo .
Abbiamo deciso di scendere in mare per fotografare a quest’ora, per ottimizzare i tempi.
Cercando di sfruttare la luce alta (generalmente e notoriamente la peggiore per scattare sulla terra), perfetta per fotografare in acqua.
Sfruttandola appieno con il sole allo zenit:  la luce diretta entra a picco nel mare penetrando fino ad illuminare in profondità anche per diversi metri.
In questo modo ho potuto fotografare senza utilizzare illuminatori utilizzando la luce naturale.
Abbiamo scattato in mezzo a un gruppo di scogli denominati Le Formiche che ci è stato consigliato
dagli amici di Capraia Diving.
Questo si è rivelato uno spot particolarmente interessante, per alcuni passaggi tra gli strapiombanti scogli che partono da un fondale di circa venti metri per emergere di circa un metro; una posizione ideale per un nido di cormorano.



Dietro gli scatti
Su Capraia ho lavorato per 4 giorni.
L’attrezzatura fotografica è quella
che utilizzo abitualmente:
- 3 copri macchina  Nikon
e due scafandri Nimar, con vari obiettivi.
- A terra principalmente utilizzo il
Nikon 70-200mm f/2,8 e l’ AF-S DX
Nikkor 24-70mmm f 2,8.
- Prevalentemente, in acqua utilizzo
l’AF Nikkor 20mm f/2,8 o il fisheye
Nikkor 10.5mm f/2.8 ED.




Organizzazione

Quando si lavora lontano da casa, bisogna cercare di essere autonomi in ogni situazione, quanto più possibile.
Quando per un motivo o per l’altro non si è  in grado di occuparci completamente della nostra trasferta, si ricorre a preziose, se non fondamentali, collaborazioni sul posto.
Generalmente, quando programmo un workshop o quando devo accompagnare fotografi o trekker in escursione, effettuo uno o più sopralluoghi, per verificare lo stato dei sentieri o semplicemente per provare l’itinerario.
In gergo, faccio un pre-scouting (termine che ho imparato ai tempi incui ho seguito il Camel Trophy) per
poter prevedere il più possibile eventuali imprevisti generalmente causati dalle condizioni atmosferiche, sperimentando eventuali  itinerari o un programma alternativo.
Per questo motivo mi muovo con largo anticipo, per organizzare un uscita in barca piuttosto che per documentarmi sui sentieri e sulle zone più interessanti.
Prima di partire, mi documento sugli itinerari che andrò a percorrere cercando  di raccogliere la documentazione relativa al periodo migliore dell’anno per effettuare la trasferta.
Nel caso dell’isola d’Elba per esempio, mi sono organizzato assieme ad alcune guide del posto,
per organizzare riprese nella macchia mediterranea stilando una specie di tabella di marcia giornaliera, con delle varianti rivedibili giorno per giorno per adeguare il programma alle condizioni climatiche.
Nelle giornate di sole erano previste le uscite in mtb o trekking a cielo aperto per scattare con la luce del mattino e della sera.
In questo modo ho potuto sfruttare la luce del sole più alto per scendere a fotografare in acqua. Nelle giornate di pioggia o di cielo coperto, avevamo preventivato di scendere nelle miniere.


Attrezzatura da viaggio e work flow in trasferta

Lavorando all’aria aperta e di solito restando fuori anche per diversi giorni, dobbiamo portarci dietro, io ed i miei collaboratori, molta attrezzatura raccolta in pochissimi bagagli.
Per il trasporto senza dubbio la scelta ricade su di uno zaino fotografico capiente, all’interno del quale sistemiamo, oltre all’attrezzatura fotografica necessaria (che deve essere scelta accuratamente per risultare la più versatile e utile per la maggior parte delle situazioni, evitando di portare materiale in eccesso per limitare il peso) anche il necessario per coprirci e alimentarci.
Quando poi si fotografa in acqua, bisogna prevedere uno spazio ulteriore per trasportare innanzitutto gli scafandri (1 valigia), e tutte le eventuali attrezzature per l’immersione.
Ad esempio alcune mute di diverso spessore per le eventuali differenze di temperature dell’acqua.
Generalmente porto con me due mute lunghe, a meno che non si effettuino delle immersioni
in mari caldi.
In questo caso porto una muta lunga leggera ed una corta. Inoltre pinne, maschera e boccaglio.
Non utilizzo bombole e attrezzature da immersione profonda, in quanto fotografo in apnea o facendo
snorkeling e principalmente a pelo d’acqua sfruttando la sola luce del sole e senza l’ausilio di illuminatori
aggiuntivi.

Porto con me inoltre, tutta l’attrezzatura per visionare, scaricare ed archiviare le immagini.
Personalmente utilizzo un pc portatile e due hard disk esterni autoalimentati.
Il mio work flow, quando lavoro in trasferta, è organizzato in questo modo:
Alla sera, quando torno in albergo o in casa, inizio a scaricare le schede sul pc.
Successivamente controllo con Adobe Bridge le anteprime delle immagini scattate alle quali applico una
prima scrematura.
Solitamente salvo con la prima scelta solamente le immagini che mi convincono.
Per esempio: di una sequenza, utilizzo solo le immagini con la posizione o l’espressione
del volto del soggetto migliore, scartando tutte quelle che invece hanno qualche piccola imperfezione.
Pertanto consiglio di eliminare subito le immagini che ci creano anche solo alcuni dubbi.
Una foto che non ci convince subito, non ci convincerà nemmeno in un secondo tempo.

Suddivido poi gli scatti migliori  in cartelle con questo metodo:
- Cartella generale, per esempio con dicitura Capraia 2015.
- All’interno creo delle sottocartelle nominate: Giorno 1, giorno 2, ecc.
Salvo all’interno di queste sotto-cartelle, i file ai quali ho applicato alcune
parole chiave contemporaneamente a tutte immagini ( per esempio: sub,mare, relitto, immersione, fiori, ecc.), sempre utilizzando Adobe Bridge.
Passo poi sull’impostazione Meta Metadati/iptc core nella quale ci sono i dati dell’autore e altre informazioni che possiamo inserire.
Personalmente applico la stato del copyright scegliendo coperto da copyright ed applico
le modifiche.
Inserisco comunque preventivamente le note sul copyright sulla fotocamera.
Successivamente, seleziono tutte le immagini sempre in Bridge e rinomino in Batch tutto
il contenuto della cartella applicando una sigla seguita da un numero es:
Capraia _1 ecc…
Quando ho organizzato tutte le cartelle, le masterizzo su dvd senza alcuna modifica di post produzione e le trasferisco su due hard disc separati.
Solo dopo aver verificato i relativi salvataggi, su dvd e sugli HD, li cancello dall’hd interno del pc e formatto
le schede fotografiche.
Per finire  inizio il lavoro di post produzione. 􀀀

venerdì 13 febbraio 2015

Fotografia sportiva: Mia intervista su Outdoor Passion - LASTAMPA.IT

Trasmettere emozioni, raccontare e informare: è questo ciò che fa un fotografo sportivo. Un mestiere tanto ammirato e interessante, quanto difficile sotto vari aspetti: tecnici, organizzativi, fisici e di mercato. Con le nuove tecnologie, poi, questo mondo è diventato sempre più duro e competitivo e molto spesso si dibatte sul vero valore e sul livello di molti che lavorano nella fotografia sportiva. Molto probabilmente, in questo ambito i vincenti sono quelli che riescono ad abbinare esperienza, amore e passione, talento, umiltà, curiosità e capacità nell'utilizzare al meglio i moderni strumenti. Proprio come Paolo Meitre Libertini, fotografo sportivo specializzato nell'outdoor, apprezzato e conosciuto anche a livello internazionale. Uno che con i suoi scatti sa emozionare, raccontare e informare.
Paolo, com'è iniziata la tua passione per lo sport e per la fotografia sportiva?
La fotografia è da sempre il mio hobby e la mia passione più grande. Mi sono avvicinato dapprima da semplice curioso, in seguito, essendo amante dei rally, proponendomi come scattino ad alcune delle più grandi agenzie operanti nel settore, alla fine degli anni '80. Ho debuttato in alcune gare del campionato regionale ma dopo due gare considerate più commerciali, sono stato dirottato sul campionato mondiale. Quando alla terza uscita ho visto una mia fotografia stampata sulla copertina leader del settore, ho capito che forse non ero poi così scarso. Da qui l’idea di intraprendere un cammino da solista. Negli anni '90 ho iniziato a lavorare specializzandomi sulla neve ed in particolare su di uno sport emergente in quegli anni: lo snowboard.
Quali sono le maggiori difficoltà di questo mestiere?
Attualmente le maggiori difficoltà sono legate al mercato ed alla fortissima concorrenza, non sempre del tutto leale. Ma se da un lato l’interesse per la fotografia è cresciuta grazie alla tecnologia, dall’altro è cresciuta la competenza dell’utente. Questo implica che un fotografo professionista debba sempre realizzare delle immagini che si distinguano da quelle realizzate da qualsiasi persona che utilizzi una reflex.
Quali sono state le tue maggiori gratificazioni?
Per quanto riguarda la professione, direi onestamente di essere abbastanza appagato, anzi, credo di avere avuto più di quanto mi sarei mai aspettato. Da ragazzo, mi sarebbe bastato fare il fotografo di una qualsiasi rally, invece i confini si sono allargati non appena ho iniziato a guardare dentro ad un mirino con curiosità.
A livello tecnico, quali sono i dettagli più importanti quando si segue un evento sportivo?
Qui il discorso si amplia. Per prima cosa, bisogna conoscere bene la disciplina che si fotografa. Un esempio su tutti: se sono in un half pipe, devo conoscere qual è il punto dove il rider uscirà più alto per ottenere la manovra più tecnica e spettacolare. Non è raro vedere delle foto con inquadrature perfette per luce o location, rovinate da una posizione sbagliata dell’atleta. Inoltre, dipende tutto da quale tipo di evento stiamo parlando. Se facciamo un discorso generale, si parte dall’ottenere gli accrediti dall’organizzazione dell’evento stesso. Avere un pass personale, ti permette di accedere in zone riservate ai fotografi ufficiali, anche se questo non vieta di poter ottenere dei buoni scatti fotografando anche da fuori. Più è grande l’evento e più è difficile ottenerli. Se facciamo un esempio estremo, come le Olimpiadi, non è sufficiente essere un buon fotografo o lavorare a basso costo. Bisogna dimostrare di essere giornalisti/fotografi sportivi e dimostrarlo con i documenti appropriati.
Quali sono gli sport più difficili da seguire?
Beh, non ci sono sport facili se vogliamo ottenere delle immagini professionali. Certo tutto si può fotografare, la differenza si vede sempre ad occhio nudo, guardando le immagini prodotte. Inoltre è fondamentale l’utilizzo finale delle foto. Mi spiego: se quello che ci serve è una fotografia che documenta un evento, possiamo anche accontentarci di avere le foto del vincitore, piuttosto che un passaggio spettacolare. Diverso è il discorso se si vogliono ottenere immagini di qualità assoluta. Qui entrano in gioco anche le attrezzature fotografiche. Ma non è detto che possedendo un corredo di fotocamere e ottiche professionali, si ottengano immagini di tutto rispetto. Anzi, se non usate in modo adeguato tali attrezzature possono regalare delusioni non indifferenti.
Come consideri il mondo della comunicazione degli eventi sportivi, a livello generale? 
Il livello di comunicazione secondo me viaggia di pari passo con quello della fotografia, nel senso che, se da una parte le riviste sopravvissute sono sempre meno (parlo di quelle che si trovavano un tempo nelle edicole), dall’altro si fa un grande uso di internet e qui si apre un mondo nuovo. Tutti sono giornalisti e fotografi, ma sono convinto che un attento lettore riesce a cogliere le differenze tra un servizio professionale e uno che invece non lo è.
Cosa consiglieresti a un giovane che si vuole avvicinare alla fotografia sportiva?
Consiglierei di affiancare un fotografo professionista sul campo con umiltà e con la disponibilità di imparare senza fare troppo il fenomeno dopo aver ottenuto qualche scatto carino. Inoltre, per affacciarsi alla professione, è fondamentale crearsi un’identità on line. Possedere un sito ben indicizzato, può aiutare per farsi trovare. Le immagini contenute nelle gallery devono essere di qualità assoluta.
Suggerisco di non caricare centinaia di immagini mediocri. Meglio dieci foto che lasciano senza fiato. Ultimo suggerimento, ma che andrebbe messo in cima, NON REGALARE il proprio materiale e NON LAVORARE GRATIS. Quando inizieranno a chiedere i soldi, tutte le porte si chiuderanno. Questa purtroppo è la tendenza. Per lo meno sul mercato italiano.

Di Marco Ceste

mercoledì 28 gennaio 2015

Fotografia Sportiva : Mondiale Biathlon 2015 Anterselva by Sportful

Paolo Meitre Libertini, Fotografo Sportivo
La fotografia sportiva è il mio mestiere. Forse l’ho detto fino alla noia e forse se stai leggendo questo post, lo avrai intuito.

Ho fotografato nel calcio per squadre e sponsor di serie A, nel mondiale rally e in alcuni dei più grandi, affascinanti e spettacolari raid avventura del globo ma senz'altro posso dire di essere specializzato nelle riprese invernali e sulla neve.  

Il 22/25 gennaio ad Rasun di Anterselva in provincia di Bolzano, nel cuore dell’omonima valle, c'è la Tappa di Coppa del Mondo di Biathlon.  

Il paesino è poco più di una borgata alpina di 2.871 abitanti ma in questi giorni si appresta a ricevere circa 150 mila, avete letto bene, 150 mila spettatori.  

Ho già fotografato in passato questo sport
Dapprima alle olimpiadi di Torino ma più recentemente alle Universiadi del Trentino

In questo caso, come sempre, ho un incarico molto preciso: fotografare la nostra nazionale. Sia gli atleti di quella maschile che le ragazze della femminile.  
Splendidi nostri atleti che per l'occasione sfoggiano livree Sportful rosse come il motto che li accompagna   #redisfaster.  

Le gare si svolgono su tre giornate ma a me ne è concessa una sola, per cui non posso fallire e arrivare a casa senza materiale. 

Fotografare 5 atleti che in due manche mi passeranno davanti circa cinque  volte.  
Detta così sembra semplice!
Se non fossero gare ad inseguimento dove gli sciatori arrivano tutti in gruppo.  
difficile isolare i "miei".  Ma andiamo per ordine. 

Inizia il balletto degli accrediti.
Come da procedura, mi reco sul sito della manifestazione nella sezione dedicata, compilo il form.
“Requisiti accettati” mi dice. Aggiunge però che la procedura non può essere autorizzata in quanto è scaduto il tempo per gli accrediti on line. Iniziamo bene.

Mi arriva comunque un accredito per accedere alle zone Vip, dall’azienda per la quale lavoro: Sportful, appunto.

Non sono soddisfatto e una volta giunti all’ufficio accrediti, tento la carta AIPS.
Questa è la carta  personale che dovrebbe fare la differenza, in quanto viene rilasciata ai professionisti che operano a livello internazionale in eventi sportivi. Diciamo quella che contraddistingue un professionista, cioè che fa questo mestiere, da chi invece non lo è.

Diciamo che è un po’ la prova del nove.
Nelle gare di questo calibro, è praticamente impossibile accedere senza credenziali.

Il primo approccio è piuttosto rigido, in quanto appunto, essendo ormai chiusi tutti gli accrditi non è possibile aggiungere altri fotografi. 

Voilà! La esibisco con orgoglio.
La signorina Rottermeier accenna un sorrisino e mi invita ad accomodarmi per la fototessera da inserire nel pass “ALL” che significa poter andare ovunque!


Vedi, la soddisfazione non è poter accedere, ma poter dire che questo posto me lo sono e me lo sto guadagnando continuamente. Con costanza, specializzandomi sempre di più investendo il mio tempo nel mo lavoro.

Per questo sorrido quando alcuni fotografi o pseudo tali, si atteggiano a primedonne solo perchè magari possiedono un corredo fotografico stellare o perchè si auto celebrano sentendosi "dei grandi fotografi".

Il mio corredo fotografico:
Per fotografare gare di questo tipo, occorre senz'altro un buon tele. Non solo perchè solitamente si lavora da lontano ma soprattutto per giocare con sfondi sfocati che permettono di isolare il soggetto con una nitidezza imbarazzante. 
Personalmente ricerco per le mie inquadrature sfondi carichi di colore, come per esempio la platea di spettatori. Un tele potente la trasforma in un impasto di colori sfuocati ed indefiniti, ed io adoro questo effetto.

Ad Anterselva ho usato:



Paolo Meitre Libertini, fotografo sportivo




lunedì 17 novembre 2014

Action bike: Catalogo Mondiale Karpos 2015


Settembre, vengo contatto dal responsabile della Comunicazione di Karpos, noto marchio di abbigliamento sportivo, che mi avanza la proposta di collaborare alla realizzazione del nuovo catalogo di Actionbike 2015. 
Ci conosciamo da anni fin da quando per l'azienda ho firmato alcune campagne stampa internazionali per i diversi marchi rappresentati: Brand leader mondiali nei settori dello sci di fondo e del ciclismo ai massimi livelli: Mondiali, Olimpiadi, Giro d’Italia ecc…

Al reparto di comunicazione, ho proposto due location, Moncenisio e Monte Cuneo.
Le conosco molto bene in quanto vi ho già realizzato diversi shooting.
Per ottenere un buon risultato, è molto importante conoscere sia il posto che le condizioni di luce, gli spostamenti del sole, gli orari ecc…
Se non conosco bene una zona, quando possibile, faccio sempre un sopralluogo il giorno precedente lo shooting, alla stessa ora in cui scatterò, per ottimizzare le uscite.
Di fondamentale importanza inoltre è lavorare con riders competenti che possono aiutare nello studio delle posizioni tecniche, qualora non si conoscesse a sufficienza la disciplina sportiva fotografata, in questa specifica occasione, la mtb.

Per servizi di questo tipo, è importante avere la fiducia da parte del cliente che ti commissiona il lavoro.
Le strade per realizzare le immagini di un catalogo action, escludendo il servizio foto in studio, sono solitamente due:
O gestisce il tutto l’azienda che porta gli atleti i capi, organizzando uno o più giorni di shooting decidendo la location, oppure, e questo è il metodo che preferisco, l’azienda mi invia il campionario che gestisco a mio piacimento nell’arco di un periodo di tempo (in genere alcuni mesi quando è possibile).
Se da una parte, ho la responsabilità totale della riuscita del servizio, dall’altra sono libero di fotografare sfruttando al meglio il meteo e trovando le location al massimo delle proprie possibilità.
Con i riders in continuo preavviso, sempre pronti a partire: Tempo bello? si prende e si va fare le foto!!
In questo caso, il forte vento delle giornate precedenti, ha spazzato via tutte le nuvole regalando cieli tersi sulle nostre Alpi al confine con la Francia.






Atto primo: Moncenisio, il lago, l'alba.

Il vento è leggero ma l'aria è sottile e come una lama gelata si infila sotto la giacca.
È autunno e a quote basse ci sono ancora temperature piuttosto calde ma la scelta di portare con me gli strati di abbigliamento da montagna come se fosse inverno, è stata vincente.
Il lago è immobile, deserto.
Un auto, due bikers con mtb, un fotografo e i colori dei capi da fotografare, assieme al rumore degli ingranaggi del cambio delle bici, sono gli unici segni di vita che rompono il silenzio nella vallata.  
Inizio a fotografare sin dai preparativi. Di queste situazioni, mi piace documentare tutto.

Dal punto di vista fotografico, tutto diventa interessante.
Il grasso spruzzato sulla catena così come gli scatoloni di abbigliamento che vengono aperti e svuotati con frenesia e curiosità.
La cassetta degli attrezzi piena di aggeggi cromati e chiavette varie.
Il cambio di una camera d’aria diventa un evento nell’evento. Vietato recitare. Tutto quello che viene ripreso succede sul serio!
I primi sopralluoghi, lo studio della linea da prendere sul fianco della montagna…
Si studiano i passaggi in attesa dei primi raggi di sole, mentre il nostro versante, ancora all’ombra, regala temperature molto vicine allo zero.
Nella fotografia outdoor, mi piace scattare al limite tra luci e ombre.
Il sole basso offre una luce calda con ombre lunghe. Oggi il cielo è terso, è un giorno limpido e le foto saranno super nitide. I colori vivi dell’abbigliamento si stagliano dal blu cobalto delle acque del lago creando un grande contrasto cromatico. Proprio quello che serve per un catalogo che vuol comunicare, con le proprie immagini, il senso del divertimento e degli spazi aperti .

Atto secondo: Monte Cuneo, l’autunno, gli alberi, il lago piccolo.

Sullo stesso tenore del primo giorno, realizzo gli scatti di questa seconda uscita.
I riders sono gli stessi, i capi cambiano.
Anche in questo caso sveglia molto prima dell’alba per raggiungere questa collina, il Monte Cuneo, che sovrasta la pianura intorno al lago Piccolo di Avigliana.
Tropo spesso si cerca fonte di ispirazione in località più o meno esotiche per ambientare gli shooting.
In questo caso, siccome l’abbigliamento è destinato ad un pubblico che pratica la mtb non in competizioni ma in freeride e che organizza le proprie uscite praticamente dietro casa, ho deciso di ambientare il servizio a pochi chilometri dalla città.
Inoltre, essendo un marchio italiano, mi piace sempre presentare i nostri spot più belli e suggestivi.
Per esempio, ha riscosso molto successo all’estero la copertina del catalogo della precedente  collezione che ho realizzato in Val di Viù sul Ponte del Diavolo.


Per quanto riguarda l’aspetto prettamente fotografico, ho realizzato le mie immagini utilizzando due corpi Nikon D800 .
Ottiche Nikkor 24-70 mm f/2,8 e Nikkor 70-200mm f/2,8 + TC, infine Nikkor 10,5mm f 2,8,  50 mm 1,4.
Ho ripreso in raw + jepg.
Autofocus sia in modalità di fuoco continuo che fisso.
Area di messa a fuoco dinamica con 9 punti di messa a fuoco.
Scatto continuo.
In alcuni casi, ho scattato in braketing per avere diverse esposizioni della stessa inquadratura.

Per le prossime OP PHOTO X-PERIENCE:
www.paolomeitrelibertini.com  | fotografiasportiva.blogspot.it




martedì 12 agosto 2014

Accrediti internazionali per fotografi sportivi.

Nuovo post dedicato alla richiesta di accrediti.


Ok, abbiamo capito come richiedere ed ottenere l'accredito per l'evento che abbiamo seguito come fotografo. Ci stiamo prendendo gusto e adesso vogliamo di più.


Ci sono le Olimpiadi oppure la partita di Champions League che noi vogliamo seguire e documentare da protagonista. Cosa faccio? Provo a richiedere l'accredito come ho fatto fino ad ora?

Mmmmm.... no qui non funziona. Qui il gioco inizia a farsi serio ed importante. 

Qui iniziano a selezionare.


Il discorso che ho fatto nel precedente post in questo caso va un pochino approfondito.


Considerando che più è grande un evento e più attira l'attenzione dei media, e non avendo a disposizione pass illimitati (per non parlare di interessi legati al business), qui entra in gioco la professionalità.


In questo caso i fotografi/giornalisti professionisti "SPECIALIZZATI" hanno la precedenza. Qui non basta più dire che collaboriamo con il settimanale locale, qui bisogna dimostrare di essere un giornalista/fotografo SPORTIVO.


Per poterlo fare, bisogna aver acquisito il tesserino da giornalista, nel mio caso, quello di pubblicista, ottenuto rispettando le richieste dell' Ordine Nazionale dei giornalisti.


Da qui, l'iscrizione ad un sindacato dei giornalisti per approdare all' USSI Unione Stampa Sportiva Italiana .


E questo già pone i professionisti su di un gradino superiore rispetto ai NON professionisti o professionisti NON specializzati in giornalismo sportivo.


Ulteriore riconoscimento della professione avviene quando si riesce ad ottenere SUL CAMPO la tessera AISP (International Siports Press Association) valida per tutti gli eventi internazionali 
di: Africa, Asia, America, Europa.


Inoltre, entrando a far parte di AISP si entra di diritto nel circuito internazionale di informative stampa ottenendo periodicamente informazioni strettamente riservate come per esempio l'apertura delle richieste di accredito alle prossime Olimpiadi, i Mondiali di  Calcio ecc.... e i relativi contatti diretti dove nel caso, sarà sufficiente presentarsi e comunicare il proprio numero AISP e sperare di essere arrivati in tempo.


Può sembrare complicato, ma con costanza e devozione alla professione .... ci si può arrivare in un paio di anni.


PML 

martedì 11 marzo 2014

Norvegia: Foto Outdoor nel grande Nord

Sei giorni di Norvegia, trascorsi fra luoghi incantati, attività sportiva e cucina nordica, per documentare fotograficamente il viaggio premio assegnato ai vincitori di un concorso indetto da Helly Hansen, marca norvegese di abbigliamento sportivo, in collaborazione con l'ente del turismo norvegese, e le testate giornalistiche Max e Men's Health. 
 
La proposta di questo lavoro è arrivata in maniera tanto gradita quanto inaspettata. Ricevo una chiamata da parte di Maurizio Priano, che conosco da tempo, marketing manager Europa di Helly Hansen, nota casa di abbigliamento sportivo norvegese:
«Senti Paolo, stiamo cercando un fotografo per documentare un viaggio in Norvegia, potrebbe interessarti?».
Prima penso a uno scherzo (dati alcuni precedenti) poi man mano che Maurizio prosegue con la descrizione della sua richiesta, mi convinco sempre di più della veridicità della proposta.
«Helly Hansen, in collaborazione con l’ente del turismo norvegese, organizza un concorso a premi con alcune testate giornalistiche: Max per l’Italia e Men's Health per la Spagna, Francia e Ungheria. I vincitori del concorso parteciperanno a un’esperienza unica: un viaggio di sei giorni, ad aprile 2013, nella regione dei fiordi, terra di contrasti, fatta di lunghe spiagge, foreste immense e spettacolari ghiacciai su cui si può sciare fino al mare.
Volo, trasporto, hotel, pasti, equipaggiamento e attrezzatura per sciare... tutto incluso. Ad accompagnare i vincitori, una guida d’eccezione: Aurélien Ducroz, più volte campione mondiale di sci freeride. Le lunghe e strabilianti sciate saranno abbinate a escursioni in barca e trekking nella regione montuosa a sud di Ålesund (www.visitalesund.com), nota come le Alpi del Sunnmøre. I partecipanti scieranno sulle nevi di Stranda (www.strandafjellet.no) e soggiorneranno in uno degli alberghi migliori della regione, lo Juvet Landscape Hotel (www.juvet.com), e pranzeranno a base di prodotti locali e in ristoranti incredibili con vista sui fiordi». Avrei mai potuto rifiutare? Ho accettato per voi, cari amici lettori. Non ditemi poi che non sono generoso!
 
GIORNO 1 
Arriviamo in aereo ad Ålesund, punto di partenza dei viaggi avventura fra i fiordi norvegesi. Ricostruita in due anni, dopo l’incendio del 1904, la città è famosa per le case dalle caratteristiche facciate Jugendstil (Art Nouveau o Stile Liberty). Ci imbarchiamo sulla Maud, motorsailor in legno con i vincitori dei quattro paesi e Aurélien Ducroz. Navighiamo per 20 miglia nautiche verso le Sunnmøre Alps e il maestoso Hjørundfjord. Il vento, freddo e tagliente, ci dà il benvenuto in Norvegia. Sottocoperta ci viene offerta la tipica zuppa di pesce norvegese e specialità locali (vino e formaggio) servite dal vincitore del concorso francese. Aurélien tiene un seminario informale per spiegare come intervenire in caso di valanga: Arva, sonda e pala. Arriviamo infine al Sagafjord Hotel di Sæbø, caratteristico paesino con le case in legno e i tetti in paglia.

L’albergo è veramente bello (guardate il sito web: www.sagafjordhotel.no) e la cena molto interessante (salmone e renna). Domani ci aspetta lo ski touring, molta salita con le pelli di foca e poi discesa verso il fiordo, dove la Maud ci verrà a prendere per andare verso la destinazione successiva.
GIORNO 2 
Colazione norvegese alle sette di mattina. Qui chi si ferma è perduto: «Oggi saliremo un poco», mi viene detto, che tradotto dal norvegese all'italiano significa quattro ore di salita con le pelli di foca in un paesaggio che toglie il fiato, come la fatica. Dalla cima, la vista sui fiordi è mozzafiato. Dopo ci aspetta la discesa su neve fresca assistiti dal due volte campione del mondo di sci freeride Aurélien Ducroz.
Scivolando tra gli alberi e la neve ghiacciata torniamo alla Maud, dove ci aspetta una pausa in puro stile norvegese: birra e salsicce di cervo alla brace. Un’ora di auto e di chiacchiere ci porta a Stranda, il resort dove scieremo domani... con gli impianti di risalita. Per concludere la giornata, serata con cena a base di prodotti tipici: birra locale e molto salmone (il salmone a Stranda è come la pizza a Napoli, il meglio che si possa desiderare).
GIORNO 3
La giornata si annuncia più riposante ma non meno intensa. Lo ski resort di Stranda ci mette a disposizione gli impianti di risalita ma anche un tempo caratterizzato da vento e nuvole basse, l’ideale per mettere alla prova l’abbigliamento Helly Hansen. Tutto ciò però ci nega la superba vista sui fiordi norvegesi. Con Aurélien incrociamo gli ski patroller di Stranda: anche loro utilizzano i completi Helly Hansen specificamente disegnati per l'attività di sorveglianza delle piste e soccorso alpino. Nonostante il tempo inclemente, l’umore del gruppo è alto: perdiamo infatti il conto delle discese. Finito con lo sci, passiamo a visitare la micro-birreria Slogen Ale e poi proseguiamo fino al Juvet Landscape Hotel a Valldal, un pezzo di design scandinavo che unisce architettura moderna e rispetto per la natura. Knut Slinning, proprietario dell’hotel, ci accoglie nelle meravigliose stanze/cabine nel bosco, caratterizzate dal design organico e dalle ampie vetrate con vista straordinaria sulla natura circostante. La giornata si conclude con una cena tipica norvegese a base di renna e salmone e un favoloso dopocena nell'edificio principale dello Juvet.
GIORNO 4
Al risveglio ci accoglie un paesaggio incantato: la neve caduta durante la notte brilla sotto il sole scandinavo.
Aurélien lancia la sfida della giornata: un gioco a squadre che prevede un concorso fotografico alla mattina (quattro categorie: natura, divertimento, Juvet Landscape Hotel e Helly Hansen) e prove di abilità con i segnalatori Arva al pomeriggio.
Al termine della competizione, ognuno sceglie come concludere la giornata: noi nella hot tub all’aperto (vasca idromassaggio), Aurélien sciando e saltando tra le architetture dello Juvet Landscape Hotel. Per cena Knut ci regala bresaola di balena e stoccafisso alla norvegese, ma la serata dura fino a tardi, tra i racconti delle discese di Aurélien e la premiazione delle attività della giornata.


GIORNO 5
Dopo due ore abbondanti di pulmino, arriviamo ad Ålesund, da dove siamo partiti quattro giorni fa, per imbarcarci questa volta su un vero peschereccio norvegese. La giornata è di tutto relax, dedicata alla pesca nelle acque dei fiordi norvegesi e alle chiacchiere in coperta. Il pranzo è spartano ma amichevole e nel pomeriggio si unisce a noi anche un piccolo marinaio scandinavo. Torniamo a terra con molte prede.
Per la nostra ultima cena in Norvegia c’è una sorpresa: il pesce che abbiamo pescato oggi è stato cucinato dallo chef del ristorante Anno, con vista sul canale di Ålesund.
Una passeggiata serale per le vie della cittadina conclude una giornata piena di emozioni: domani ci aspetta l’ultima avventura a Runde, l’isola famosa per essere un santuario degli uccelli da scogliera.
GIORNO 6
Per il nostro ultimo giorno di viaggio, la Norvegia ci accoglie con un sole brillante. L’appuntamento è sul molo del canale di Ålesund per imbarcarci sul RIB da 500 cavalli (per intenderci Rigid Inflatable Boats) che ci porterà all’isola di Runde, santuario degli uccelli da scogliera. Dopo 45 minuti di navigazione a una velocità di oltre 40 nodi, e una sosta per salutare le foche, arriviamo a destinazione. La nostra avventura si conclude con una visita guidata ad Ålesund e al museo dedicato all’incendio che nel 1904 distrusse la città e alla ricostruzione in stile Jugendstil (Art Nouveau o Stile Liberty).

Guarda il video del backstage